Lode a te o rabbia
Lode a te o rabbia,
che dinnanzi a me spieghi le tue ali,
vissuto dall’ignoranza della tua presenza,
ora ti presenti a me colma di conoscenza,
hai visto fino ad oggi la mia vita,
e impassibile coprii la tua potenza,
solo ora dinnanzi alla tua veduta,
comprendo l’essenza della mia vita vissuta,
e con lacrime amare guardo la tua bellezza,
e sfrutto te per la mia pazienza,
combatto ora per una missione mal veduta,
e confido in te o anima perduta,
affinché il mio spirito si innalzi alla tua visione,
e porgo a te la tua comprensione.
La mia anima che che credevo sperduta,
con te ora e diventata imbattuta.
Aiutami o rabbia nella ribellione,
sconfiggendo così la repressione.
La mia mente ora aperta,
batte ogni minimo sospetto.
Fiducia in te o rabbia pura,
affinché la lotta diventi forte e duratura.
Mi trovo ora con questa armatura,
possibile bara della mia morte prematura,
con una spada e uno scudo,
mi batto per un perdono duraturo,
dinnanzi a me un crociato
colmo di sangue da lui procurato,
quante teste giacciono ora sotto i miei piedi,
spero che loro anime siano ora serene,
tutto per una guerra che non ci appartiene,
porto sangue e distruzione
perché promessa di una vita serena,
sotto le scintille delle spade penso alla mia famiglia,
imperterrito continuo però a combattere,
perché se giro lo sguardo potrebbero uccidermi.
Quante croci e lune stanno intorno alla mia tenda ora,
quante malattie possono ora esse recare,
tutte queste anime che vagano nella mia mente
tutti questi sguardi di chi ho ucciso
mi rendendo schiavo di un delitto,
eppure ho invocato la rabbia,
essa mi ha reso impassibile alla sofferenza durante la battaglia,
ma ora che essa e finita,
la mia coscienza e il mio volto e sporco del sangue di chi io ho ucciso,
perché mi hanno promessa la salvezza,
e invece trovo solo ora la tristezza,
perché mi hanno promesso la giustizia,
ma vedo solo la mia sporcizia.
Torno a casa in malattia e sofferenza,
quando partii sembravo pieno di sapienza,
di forza e onore,
e ora mi trovo in una lettiga ad implorare aiuto,
sarà la vendetta di quella rabbia da me invocata.
Forse dovevo solo chiudere gli occhi e cadere nel terreno da me saccheggiato,
ma non avrei più rivisto la mia famiglia,
e ora la mia famiglia mi vedrà morente,
vedrò le loro lacrime nel giorno del mio giudizio.
Sono passati anni ormai dall’ultima battaglia,
e ancor viva e la mia coscienza anche se sporca,
tutti invecchiano persino i mie figli,
io invece rimango giovane in apparenza,
ma dentro ora mai ho novanta anni,
eppure mi guardo allo specchio e sembro un ragazzino,
mi rivedo con l’armatura e la mia spada,
e non comprendo questa mia duratura gioventù.
Tutti son morti ora mai,
mia moglie,
i miei figli e i miei nipoti,
i miei amici,
i miei compagni d’armi,
e sono ancora qua senza una ruga sul viso,
non comprendo il perché,
ma tornando indietro con la mia mente mi ricordo ancora qualcosa,
sarà la rabbia da me invocata che mi ha reso immortale,
l’immortalità credevo fosse meno dolorosa,
eppure soffro,
la mia anima soffre,
e non vedo via di uscita.
Dinnanzi al crocifisso pronunzio una preghiera,
in latino perché solo tale lingua conosco,
in volgare non posso,
perché offenderei Dio,
un offesa che io ho gia creato invocato la rabbia e l’immortalità,
eppure provo mi chino dinnanzi a crocifisso,
pronunzierò il padre nostro in latino e se non basta in aramaico.
Pater noster, qui es in caelis: sanctificetur nomen tuum; adveniat regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in caelo et in terra. Panem nostrum quotidianum da nobis hodie; et dimitte nobis debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris; et ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a malo. Amen.
Non è bastato neanche il padre nostro in latino,
il mio viso e sempre lo stesso,
e anche la mia anima non da cenno di invecchiamento.
Ora provo con il testo in aramaico.
Abwûn d'bwaschmâja
Nethkâdasch schmach
Têtê malkuthach
Nehwê tzevjânach aikâna d'bwaschmâja af b'arha
Hawvlân lachma d'sûnkanân jaomâna
Waschboklân chaubên (wachtahên) aikâna daf chnân schvoken l'chaijabên
Wela tachlân l'nesjuna ela patzân min bischa
Metol dilachie malkutha wahaila wateschbuchta l'ahlâm almîn.
Amên.
Neanche l’aramaico mi ha aiutato,
sono quindi condannato all’immortalità,
condannato a vedere mondi nuovi,
condannato a provare nuove sofferenze,
condannato a vivere nuove guerre.
Ma ora comprendo la mia missione,
anche se sofferente ho la forza di continuare a combattere,
insegnerò a combattere,
insegnerò ad non vendere la propria anima per vincere una battaglia,
insegnerò che la vita e la morte sono le cose più importanti.
Insegnerò che la lotta più dura sarà quella di portare a termine una battaglia,
fino a quando essa non cederà dinnanzi alla spada altrui,
ma continuerà a persistere e a battersi per la propria fede e ideologia.
FEDE,
IDEOLOGIA,
ora comprendo,
io non sono un uomo,
io non sono carne,
io sono ciò che sta nel cuore e nella mente di ogni uomo,
io sono la Fede e l’ideologia,
non posso essere annientato,
perché gli uomini mi tengono in vita,
ho quindi tanti figli,
ho quindi tanti compagni d’armi,
o quindi tante sembianze,
dalla più pagana alla più cristiana,
io sono la FEDE,
io sono L’IDEOLOGIA,
non morirò mai quindi,
e la mia sofferenza si placcherà sempre più,
fino al momento della conquista,
fino al momento che la battaglia e vinta,
e anche dopo la battaglia sarò vivo nelle menti e nei cuori di tutti,
io non morirò mai,
ma mi libererò dalla sofferenza e dal peso della guerra solo se la battaglia dell’uomo verrà vinta,
e affinché questo avvenga tutti dovranno continuare a credere in me,
tutti dovranno continuare a credere alla loro Fede e Ideologia.
Si io sarò eterno,
fino a quando mi renderanno eterno.
I giovani e gli anziani vinceranno per me,
tutti inneggeranno il mio nome,
tutti avranno FEDE.
Paolo Roberto MANCA
